More is less: chi l’ha detto che il troppo stroppia?

CI SONO CASI IN CUI L’APPROCCIO DA SPOSARE È QUELLO DEL “CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA”. MA OCCHIO A NON TRASFORMARE IL WEB IN UNA DISCARICA DI CONTENUTI

Pubblicato il: 08-09-2021 | Categoria: Marketing | Tag: Contenuti | Autore: Antonio Le Fosse

Visualizza la scena. Stai guidando e ti si accende la spia del carburante. L’insegna di un’area di servizio self spunta all’orizzonte come il palo totemico di un dio protettore degli automobilisti. Arrivi nel piazzale, brulica di viaggiatori entusiasti che allagano i serbatoi dei loro mezzi e poi riempiono taniche, damigiane, bottiglie e recipienti d’ogni sorta. Chiedi al tizio della fila affianco se è previsto uno sciopero e fai una scoperta: le colonnine erogano carburante gratis!

A questo punto, ipotizzando che non ci sia niente di male a sfruttare l’occasione, di certo non fai 20 euro e te ne vai. Come minimo fai il pieno e, mentre il contatore gira, frughi nell’immondizia alla ricerca di qualche contenitore di fortuna da riempire fino all’orlo. E mentre rovisti avidamente tra cartacce e avanzi di spuntini, di’ la verità, programmi di tornare a stretto giro con la macchina di tua moglie. È così, vero?

Fine della fantasia. Ritorna pure davanti allo schermo e rispondi a questa domanda: perché dovresti credere a chi dice che se pubblichi fiumi di contenuti infastidisci le persone? E poi, chi sono queste persone che lo dicono? Dove lo hai letto? Bisogna contestualizzare perché, anche se sei un sostenitore del minimalismo (e guarda che lo sono anch’io), tieni presente che l’asserto “less is more” non vale sempre e per tutto.

I contenuti sono l’oggetto del desiderio di chiunque abbia accesso a internet e utilizzi un qualsiasi dispositivo digitale. A parte comunicare, non c’è altra ragione per possederne uno. E comunque è proprio attraverso i contenuti che si comunica. Ci connettiamo ogni giorno, più volte al giorno, in cerca di risposte o per soddisfare il bisogno di svago ma anche soltanto per ottenere un’ispirazione. In tutti i casi fruiamo contenuti. E il più delle volte ne generiamo a nostra volta, condividendo online quelle esperienze con altre persone.

Poco fa, nell’area di servizio dei tuoi sogni (e pure dei miei), scommetto che non hai mai pensato “no, basta, adesso è troppo”. Ovvio che no. Perché avresti dovuto? Più benzina hai, più vai lontano. Ecco, i contenuti sono il carburante che fa viaggiare la tua impresa, più ne realizzi, più le permetti di raggiungere nuovi orizzonti. Mentre per gli utenti sono paragonabili alle indicazioni di quell’itinerario che gli specialisti chiamano customer journey.

Non esiste una quantità massima consentita di carburante utile. La capacità del serbatoio non è il limite, perché appena lo svuoti dovrai riempirlo di nuovo, prima o poi, se vuoi andare avanti. Così come non è data una quantità massima consentita di esperienze da trasmettere agli utenti di internet. Nessuna persona ha una soglia biologica limite di stoccaggio dell’esperienza. È esattamente il motivo per cui la rete non smette di espandersi. E comunque, permetti che siano le persone e non tu a decidere quando basta?

Le persone devono avere la possibilità di averne ancora, fare una pausa o piantare una croce, se vogliono. Ma perché lo scelgono loro, non perché lo determini tu, prendendo alla lettera le “verità” divulgate da qualche fantomatico guru della comunicazione.

Perciò continua a produrre contenuti, continua a regalarli, quando è possibile, e non ti preoccupare. Fa’ attenzione solo a una cosa: ciò che pubblichi deve essere utile, deve avere un valore per il destinatario, altrimenti è come la benzina annacquata, non ti porta da nessuna parte. In conclusione, se ciò che fai è davvero utile, non chiederti se è troppo, anzi, chiediti se è abbastanza. Spoiler: non lo è mai.

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Fai il pieno di contenuti!

Antonio Le Fosse
Antonio Le Fosse
Raddrizzare punti interrogativi è la seconda cosa che mi piace fare di più. La prima? È curvare punti esclamativi. E siccome sono maniacale, uso strumenti di precisione.
Antonio Le Fosse
Antonio Le Fosse
Raddrizzare punti interrogativi è la seconda cosa che mi piace fare di più. La prima? È curvare punti esclamativi. E siccome sono maniacale, uso strumenti di precisione.